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Incontinenza: il silenzio è nemico delle cure

Basta un colpo di tosse oppure sollevare un peso per avere la perdita di qualche goccia di pipì. Un problema, quello dell’incontinenza urinaria, che accomuna circa tre milioni di donne tra i 35 e i 75 anni. Un problema diffuso, dunque, ma che troppe volte si tiene nascosto, per pudore a parlarne, perché ci si immagina già isolate da tutti, senza la possibilità di avere rapporti sociali, di frequentare gli amici…

Chi “rischia” di più?

  • Le neomamme dopo il parto, specialmente se il travaglio è stato lungo e laborioso oppure se il piccolo è molto grosso.
  • Le donne obese, dal momento che il peso eccessivo causa un cedimento dei muscoli del pavimento pelvico.
  • Le donne in menopausa, dal momento che la scomparsa degli ormoni femminili può ripercuotersi sulla tonicità e sull’elasticità di questi muscoli.
  • Chi soffre di tosse cronica come le forti fumatrici.

Le regole per la prevenzione
Per evitare la comparsa di questo disturbo, può essere utile seguire alcune semplici regole sullo stile di vita, e correggere così le abitudini sbagliate:

  • Non trattenere la pipì per più di 2-3 ore.
  • Prima di cominciare qualsiasi attività sportiva, fare pipì in modo da affrontare meglio i movimenti senza stressare la vescica.
  • Variare l’alimentazione, prediligendo le fibre: per limitare i problemi dovuti all’incontinenza, infatti, è importante anche curare il benessere dell’intestino, così da non acuire eventuali problemi di stipsi che possono ripercuotersi negativamente sulla funzionalità della vescica.
  • Dimagrire se si è in sovrappeso.
  • Smettere di fumare in modo da evitare forme di bronchiti e curarsi bene fin dai primi colpi di tosse per evitare eccessi “pericolosi”.
  • Non caricarsi pesi che richiedano sforzi esagerati, come le borse per la spesa.

Come si può risolvere il problema dell’incontinenza?
Per risolvere questo problema NON sono necessari farmaci o interventi chirurgici: in 6 casi su 10 può migliorare, se non addirittura scomparire con le tecniche di riabilitazione muscolare.
Per capire come funzionano, è necessario conoscere il meccanismo di controllo della vescica. L’uretra, il condotto che convoglia l’urina dalla vescica verso l’esterno, è circondata da un muscolo che si contrae quando è necessario, in modo da non permettere la fuoriuscita accidentale di urina. Oltre a questo muscolo, ce ne sono poi altri localizzati al basso ventre, che intervengono a tenere chiusa l’uretra in situazioni particolari, come nel caso di un colpo di tosse o di uno starnuto.
Le tecniche di riabilitazione permettono di imparare a controllare tutti questi muscoli. Le sedute, al di là della tecnica prescelta, durano circa mezz’ora e vengono effettuate due o tre volte alla settimana, per un totale di 12-20 sedute, a seconda dei casi.

Qual è la tecnica di riabilitazione più nota?
Si tratta della fisiochinesiterapia, una forma particolare di ginnastica attiva. Comprende sequenze di esercizi specifici che vengono insegnati da un fisiatra. Alcuni degli esercizi possono poi essere ripetuti comodamente a casa propria.

E se non bastasse?
Si potrà ricorrere all’elettrostimolazione. La ginnastica, in questo caso, è passiva, perché i muscoli vengono esercitati con l’aiuto di una stimolazione elettrica, innocua e indolore. Durante la seduta, un elettrodo delle dimensioni di un assorbente interno – quindi molto piccolo! – viene inserito nella vagina oppure messo a contatto con l’ano. Viene quindi collegato a uno strumento che invia impulsi elettrici non dolorosi, che fanno contrarre i muscoli del pavimento pelvico, rinforzandoli.

Nei casi più complessi il medico potrebbe consigliare il “biofeedback perineale”. Di che cosa si tratta?
E’ una forma di ginnastica attiva fatta sotto la guida di speciali macchinari e con l’aiuto di un fisioterapista. Agli esercizi di ginnastica sono associate stimolazioni visive, tattili e uditive, in grado di aiutare a scoprire i muscoli coinvolti e a “percepirne” meglio i movimenti. Il “biofeedback perineale” viene utilizzato come supporto alla fisiochinesiterapia e all’elettrostimolazione nelle donne che non sono in grado di tenere sotto controllo i muscoli del pavimento pelvico.

Questa tecnica ha qualche controindicazione?
Non tutte le donne possono sottoporsi alle tecniche di rieducazione perineale. NON può essere effettuata, per esempio, da chi porta un pace-maker, dato che le apparecchiature usate per l’elettrostimolazione potrebbero interferire con quella cardiaca. NON va bene neppure in gravidanza, questo perché i muscoli, mentre si è incinta, è meglio mantenerli rilassati anziché troppo tonici. Infine, le sedute vanno sospese temporaneamente durante le mestruazioni perché gli ormoni facilitano il rilassamento dei muscoli.

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